Un’app, abbreviazione di applicazione, è un programma pensato per svolgere un compito preciso su smartphone, tablet o computer: messaggi, mappe, banca, giochi. Si scarica dagli store ufficiali come App Store e Google Play, oppure si usa direttamente dal browser. Dal punto di vista tecnico le app sono di tre tipi: native, web app e ibride.
In questa guida vediamo cosa significa la parola, come funzionano i diversi tipi di app, da dove scaricarle senza rischi, quali permessi concedere e quanto incidono sui giga della tua offerta.
Cosa sono le app: il significato
La parola app viene dall’inglese application, cioè applicazione. In senso stretto indica qualsiasi programma, su qualsiasi dispositivo: anche il foglio di calcolo del computer è un’applicazione. Nell’uso comune, però, “app” indica soprattutto le applicazioni mobili, quelle che installi su smartphone e tablet e che apri toccando un’icona.
Le app mobili hanno alcune caratteristiche comuni:
- svolgono un compito preciso, invece di fare tutto come i programmi da computer;
- hanno un’interfaccia pensata per lo schermo touch e per sessioni brevi;
- sfruttano le funzioni del telefono: fotocamera, GPS, microfono, notifiche, pagamenti contactless;
- si aggiornano di continuo, spesso in automatico, con correzioni e nuove funzioni.
Visto che sta per applicazione, in italiano “app” è un nome femminile: si scrive un’app, con l’apostrofo, e si dice “le app”, senza la s del plurale inglese.
Tipi di app: native, web app e ibride
Dal punto di vista di come sono costruite, le app si dividono in tre famiglie.
App native
Sono scritte apposta per un sistema operativo, iOS per iPhone e iPad o Android per gran parte degli altri dispositivi, con i linguaggi e gli strumenti di quella piattaforma. Si scaricano dallo store e si installano sul dispositivo. Il vantaggio è l’accesso completo alle funzioni del telefono e prestazioni migliori; lo svantaggio, per chi le sviluppa, è dover scrivere e mantenere una versione per ogni sistema.
Web app
Sono siti web progettati per comportarsi come un’app: si aprono dal browser, come Chrome o Safari, e non occupano spazio come un programma installato. Molte si possono aggiungere alla schermata iniziale con un’icona, e alcune funzionano in parte anche offline. Hanno però un accesso più limitato alle funzioni del dispositivo.
App ibride
Uniscono i due mondi: l’interfaccia è costruita con tecnologie web, ma viene confezionata in un involucro installabile che si scarica dallo store come un’app nativa. Permettono a chi sviluppa di usare una sola base di codice per iOS e Android, a costo di qualche compromesso sulle prestazioni.
Per chi usa il telefono la differenza si nota poco: conta di più da dove scarichi l’app e quali dati le concedi.
A cosa servono: le categorie più diffuse
Oggi esiste un’app per quasi ogni esigenza. Le categorie che si trovano su quasi tutti i telefoni sono:
- messaggistica e social, per chat, chiamate e videochiamate via internet;
- mappe e mobilità, dai navigatori ai biglietti del trasporto pubblico;
- banca e pagamenti, per controllare il conto e pagare dal telefono;
- streaming di musica, film e serie;
- servizi pubblici, come le app per accedere con l’identità digitale;
- gestione delle utenze: le app degli operatori telefonici mostrano credito, giga residui e data del rinnovo, come raccontiamo per esempio nella guida al saldo Kena Mobile o all’area personale Iliad, mentre quelle dei fornitori di luce e gas permettono di pagare le bollette e inviare l’autolettura.
Per le bollette esistono anche app che analizzano i contratti e suggeriscono offerte più convenienti: cosa fanno davvero e cosa controllare prima di usarle è spiegato nella guida alle app per risparmiare sulle bollette.
Da dove scaricare le app senza rischi
Il modo più sicuro è passare dagli store ufficiali: App Store su iPhone e iPad, Google Play sulla maggior parte dei telefoni Android, oppure lo store del produttore del dispositivo. Il Garante per la protezione dei dati personali, nel vademecum “APProva di privacy” pubblicato nella sezione dedicata alle app, spiega perché: i market ufficiali prevedono controlli dei gestori sull’affidabilità dei prodotti e permettono di leggere le recensioni degli altri utenti, anche su eventuali problemi di sicurezza dei dati.
Lo stesso vademecum consiglia di:
- evitare le app scaricate da siti poco affidabili o da link ricevuti via SMS o chat;
- leggere con attenzione la descrizione dell’app: errori e imprecisioni nei testi sono un segnale sospetto;
- aggiornare periodicamente le app, perché le nuove versioni contengono di solito correzioni di sicurezza;
- non disattivare i controlli di sicurezza del dispositivo se non sai esattamente cosa stai facendo.
Permessi e privacy: cosa controllare
Un’app può chiedere di accedere a foto e file, rubrica, posizione, microfono e fotocamera. Il Garante suggerisce di valutare ogni richiesta e, se un’app pretende l’accesso a dati e funzioni non necessari per il servizio che offre, di non installarla. Prima di installare conviene anche leggere l’informativa privacy per capire chi tratterà i tuoi dati, per quanto tempo e se li condividerà con terzi.
Nella pratica:
- concedi la posizione solo mentre usi l’app, e solo a quelle che ne hanno bisogno, come le mappe;
- controlla ogni tanto l’elenco dei permessi nelle impostazioni del telefono e revoca quelli che non servono più;
- evita di salvare nelle app credenziali e dati delle carte di pagamento quando non è necessario;
- per i bambini, il Garante consiglia di evitare che scarichino app da soli e di creare profili con impostazioni limitate sui dispositivi di famiglia.
Quanti giga consumano le app
Ogni app che usa internet fuori dal Wi-Fi consuma i giga della tua offerta. Le più voraci sono lo streaming video, i social con la riproduzione automatica dei video e le videochiamate; messaggi di testo, posta e navigazione semplice pesano molto meno. Per tenere sotto controllo i consumi:
- nelle impostazioni del telefono trovi il consumo di dati per ogni app e puoi impedire l’uso della rete mobile a quelle che non ti servono fuori casa;
- disattiva la riproduzione automatica dei video nei social quando sei in rete mobile;
- imposta gli aggiornamenti di app e sistema solo in Wi-Fi.
Se nonostante questo i giga finiscono prima del rinnovo, il problema è l’offerta, non le app: confronta le offerte mobile con Billding e cerca un piano con più giga allo stesso prezzo.
Aggiornare, disinstallare e disdire gli abbonamenti
Le app che non usi più occupano spazio e, a volte, continuano a raccogliere dati in background: disinstallarle è la scelta più semplice. Attenzione però agli abbonamenti: cancellare un’app dal telefono non disdice l’abbonamento a pagamento collegato. Va annullato dalla sezione abbonamenti dello store da cui l’hai sottoscritto, o dal servizio stesso se hai pagato direttamente sul suo sito.
Se invece sul credito telefonico compaiono addebiti per servizi che non ricordi di aver attivato, contatta il tuo operatore, contesta gli addebiti con un reclamo e chiedi se è possibile bloccare i servizi a pagamento di terzi sulla tua linea. Come cambiare operatore se il servizio non ti soddisfa è spiegato nella guida su come cambiare operatore senza cambiare numero; le altre guide sono nella sezione telefonia e internet.
Domande frequenti
Cosa vuol dire app?
App è l’abbreviazione di applicazione: un programma pensato per svolgere un compito preciso, come mandare messaggi, consultare il conto o seguire una mappa. Il termine vale per qualsiasi software, ma nell’uso comune indica le applicazioni per smartphone e tablet.
Quali sono i tipi di app?
Dal punto di vista tecnico sono tre: le app native, scritte per un sistema operativo e installate dallo store; le web app, che si aprono dal browser senza installazione; le app ibride, che uniscono un’interfaccia web a un involucro installabile come un’app nativa.
Si scrive un’app o un app?
Si scrive un’app, con l’apostrofo. App sta per applicazione ed è un nome femminile, quindi l’articolo indeterminativo è una, che davanti a vocale si apostrofa.
Da dove conviene scaricare le app?
Dagli store ufficiali del tuo dispositivo, come App Store su iPhone e Google Play su Android. Il Garante per la protezione dei dati personali consiglia di evitare app scaricate da siti poco affidabili o da link ricevuti via SMS e chat, perché i market ufficiali prevedono controlli e recensioni degli utenti.
Le app consumano giga?
Sì, quando usano la rete mobile. Streaming video, social con riproduzione automatica e videochiamate consumano molto; messaggi di testo e posta poco. Nelle impostazioni del telefono trovi il consumo di dati di ogni app e puoi bloccare l’uso della rete mobile a quelle che non ti servono fuori casa.