Il quadro elettrico di casa è il pannello da cui partono e sono protetti tutti i circuiti dell’abitazione. I componenti principali sono tre: l’interruttore generale, che toglie corrente a tutta la casa, il differenziale (il salvavita), che interviene in caso di dispersione, e i magnetotermici, che proteggono ogni circuito da sovraccarichi e cortocircuiti.
Capire come è fatto serve a due cose: reagire con calma quando salta la corrente e sapere quali interventi puoi fare da solo e quali la legge riserva a un’impresa abilitata.
Quadro elettrico: cos’è e a cosa serve
Il quadro è il punto di distribuzione e protezione dell’impianto: riceve l’energia che arriva dal contatore e la smista sui diversi circuiti della casa (luci, prese, cucina, bagno, eventuali linee dedicate a forno, piano a induzione o condizionatore). Su ogni circuito c’è un dispositivo che lo interrompe se qualcosa va storto, senza lasciare al buio l’intera abitazione.
Va distinto dal contatore, che appartiene al distributore e misura l’energia prelevata. Il DM 37/2008, il regolamento sugli impianti negli edifici, si applica all’impianto a partire dal punto di consegna della fornitura: tutto quello che sta a valle del contatore, quadro compreso, è responsabilità del proprietario.
Di solito il quadro si trova vicino all’ingresso, incassato nel muro dentro una scatola con sportello. Le case più grandi, o con una taverna o un box, possono avere anche quadri secondari che servono una singola zona.
I componenti del quadro elettrico
L’interruttore generale
È la leva che toglie corrente a tutto l’impianto: si abbassa prima di qualunque lavoro e in caso di emergenza. Nei quadri domestici è spesso un unico dispositivo che fa anche da differenziale per tutta la casa (il cosiddetto magnetotermico differenziale generale).
Il differenziale, cioè il salvavita
Il differenziale controlla che la corrente che entra in un circuito sia uguale a quella che esce. Se una parte si disperde verso terra, per esempio attraverso un apparecchio guasto o una persona che tocca una parte in tensione, scatta e apre il circuito. È il dispositivo che protegge dalle folgorazioni: il DM 37/2008, all’articolo 6, considera adeguati gli impianti delle abitazioni realizzati prima del 13 marzo 1990 solo se dotati, tra l’altro, di protezione contro i contatti indiretti o di un interruttore differenziale con corrente differenziale nominale non superiore a 30 mA.
Sul frontale c’è un tasto di prova, di solito segnato con la lettera T: premendolo simuli una dispersione e il differenziale deve scattare. Se non succede, il dispositivo va fatto controllare. Ogni quanto premerlo lo indicano le istruzioni del fabbricante.
I magnetotermici
Sono gli interruttori più piccoli, in fila accanto al generale, di solito uno per ogni circuito. Proteggono i cavi dalle sovracorrenti: scattano se un circuito assorbe più di quanto può portare (sovraccarico, per esempio forno, lavatrice e stufetta sulla stessa linea) o se c’è un cortocircuito. Su ciascuno è indicata la corrente nominale in ampere: un valore più alto non è un “potenziamento”, è una protezione dimensionata su un cavo preciso, e cambiarla senza rifare i calcoli è pericoloso.
Gli altri dispositivi
A seconda dell’impianto, nel quadro possono trovarsi anche lo scaricatore di sovratensioni, che protegge gli apparecchi dai picchi dovuti ai fulmini, differenziali dedicati a singole linee, relè e temporizzatori. Un quadro ordinato ha ogni interruttore etichettato con il circuito che comanda: se il tuo non lo è, vale la pena farlo, perché fa risparmiare tempo nel momento in cui serve.
Quando salta la corrente: quadro o contatore?
Prima di toccare qualunque cosa, conviene capire chi è intervenuto:
- È scattato il contatore. Succede quando prelevi più della potenza disponibile. Secondo ARERA, per i clienti fino a 30 kW la potenza disponibile è la potenza impegnata aumentata almeno del 10%: con il contratto da 3 kW, il più diffuso nelle abitazioni, il contatore stacca sopra circa 3,3 kW. Si risolve spegnendo qualche apparecchio e riarmando dal contatore. Se succede spesso, il problema è il contratto, non l’impianto.
- È scattato un magnetotermico. Una sola zona della casa è al buio. Spegni o stacca gli apparecchi di quel circuito e rialza l’interruttore. Se scatta subito di nuovo, c’è un guasto: non insistere.
- È scattato il differenziale. Abbassa tutti i magnetotermici, riarma il differenziale e poi rialza i circuiti uno alla volta: quello che lo fa scattare contiene la dispersione. Stacca le spine di quel circuito e riprova; se scatta anche senza niente collegato, il guasto è nei cavi e serve un elettricista.
Se il contatore scatta di continuo perché in casa ci sono piano a induzione, pompa di calore o auto elettrica, valuta un aumento di potenza: le voci che lo determinano sono spiegate nella guida su come leggere la bolletta della luce. Per i guasti al misuratore, invece, c’è la guida ai problemi con il contatore.
Cosa puoi fare da solo e cosa no
Riarmare un interruttore, premere il tasto di prova del differenziale, etichettare i circuiti: sono operazioni d’uso, alla portata di chiunque. Ciò che modifica l’impianto no. L’articolo 8 del DM 37/2008 obbliga il committente ad affidare installazione, trasformazione, ampliamento e manutenzione straordinaria degli impianti a imprese abilitate. Sostituire un interruttore con uno di caratteristiche diverse, aggiungere una linea o spostare il quadro modificano l’impianto e rientrano in questi interventi.
L’eccezione è la manutenzione ordinaria, che il decreto (articolo 2) definisce come gli interventi che contengono il normale degrado d’uso o fanno fronte a eventi accidentali con i primi interventi, senza modificare la struttura dell’impianto. Anche lì si lavora su parti in tensione: meglio affidarla a un elettricista abilitato.
Il fai da te costa caro anche sul piano legale: i contratti con imprese non abilitate sono nulli e le violazioni del decreto sono punite con sanzioni amministrative da 1.000 a 10.000 euro, che scendono a 100-1.000 euro per gli obblighi legati alla dichiarazione di conformità (articolo 15).
Quando chiamare l’elettricista
Chiama un’impresa abilitata se:
- un interruttore scatta di continuo anche dopo aver staccato gli apparecchi;
- il quadro scalda, fa odore di bruciato o si sente un ronzio;
- devi aggiungere circuiti (cucina a induzione, condizionatore, wallbox per l’auto);
- l’impianto è vecchio e non ha un differenziale;
- stai comprando casa e non trovi la documentazione dell’impianto.
La dichiarazione di conformità
Al termine dei lavori l’impresa installatrice rilascia la dichiarazione di conformità (articolo 7 del DM 37/2008), con allegati la relazione sui materiali e il progetto. Per gli impianti delle abitazioni con potenza impegnata oltre 6 kW o superficie oltre 400 metri quadrati, il progetto deve essere redatto da un professionista iscritto all’albo (articolo 5); negli altri casi può farlo il responsabile tecnico dell’impresa.
Il documento serve anche dopo: entro 30 giorni da un nuovo allacciamento va consegnato in copia al distributore o al venditore di energia, e lo stesso vale quando chiedi un aumento di potenza dopo lavori sull’impianto, o un aumento che anche senza lavori porta la potenza a 6 kW (articolo 8). Se non viene consegnato, il fornitore o il distributore, dopo un congruo avviso, sospende la fornitura. Per i nuovi allacci la procedura è descritta nella guida all’allaccio della luce.
Se la dichiarazione di un impianto realizzato prima dell’entrata in vigore del DM 37/2008 è andata persa, si può sostituire con una dichiarazione di rispondenza, rilasciata dopo un sopralluogo da un professionista con almeno cinque anni di esperienza nel settore o, per gli impianti senza obbligo di progetto, dal responsabile tecnico di un’impresa abilitata con la stessa anzianità.
Quadro elettrico e bolletta
Il quadro non incide sui consumi: protegge l’impianto, non lo rende più efficiente. Sulla spesa pesano invece la potenza impegnata, che si paga in quota fissa anche se non la usi, e il prezzo del kWh. Se il contatore non scatta mai, potresti avere una potenza più alta del necessario; se scatta spesso, il contrario. Prima di modificarla conviene guardare i propri consumi reali: carica la tua bolletta su Billding e verifica gratis se tariffa e condizioni sono ancora adatte alla tua casa.
Gli apparecchi che più spesso fanno saltare la corrente sono quelli che scaldano o raffreddano: per il condizionatore trovi potenze e modalità nella guida ai simboli del telecomando del condizionatore. Altre guide su impianti e consumi sono nella sezione casa e risparmio.
Domande frequenti
Quali sono i componenti di un quadro elettrico di casa?
I componenti base sono tre: l’interruttore generale, che toglie corrente a tutta la casa; il differenziale, detto salvavita, che scatta in caso di dispersione verso terra; i magnetotermici, uno per circuito, che proteggono da sovraccarichi e cortocircuiti. Spesso generale e differenziale sono riuniti in un solo dispositivo.
Che differenza c’è tra quadro elettrico e contatore?
Il contatore appartiene al distributore e misura l’energia prelevata; scatta se superi la potenza disponibile, cioè la potenza impegnata più almeno il 10%. Il quadro elettrico fa parte del tuo impianto, sta in casa e protegge i circuiti e le persone. Se manca la luce, la prima cosa da capire è quale dei due è intervenuto.
Posso cambiare da solo un interruttore del quadro elettrico?
Solo se l’intervento non modifica l’impianto rientra nella manutenzione ordinaria; si lavora comunque su parti in tensione, quindi affidalo a un elettricista abilitato. Installazione, trasformazione, ampliamento e manutenzione straordinaria vanno affidati per legge a un’impresa abilitata (DM 37/2008, articolo 8), che a fine lavoro rilascia la dichiarazione di conformità. Riarmare un interruttore scattato o premere il tasto di prova del salvavita si può fare da soli.
Perché il salvavita scatta e non si riarma?
Di solito c’è una dispersione su un circuito o in un apparecchio collegato. Abbassa tutti i magnetotermici, riarma il differenziale e rialza i circuiti uno alla volta: quello che lo fa scattare è il circuito con il guasto. Stacca gli apparecchi di quel circuito e, se il problema resta, chiama un elettricista abilitato.
Quando serve la dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico?
L’impresa la rilascia al termine di ogni installazione, trasformazione o ampliamento. Va consegnata in copia al distributore o al venditore di energia entro 30 giorni da un nuovo allacciamento, e anche quando chiedi un aumento di potenza dopo lavori sull’impianto o che porta la potenza a 6 kW, come prevede l’articolo 8 del DM 37/2008.