Il codice SDI, chiamato anche codice destinatario, è la stringa di 7 caratteri alfanumerici che indica al Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate dove consegnare una fattura elettronica. Lo comunica al fornitore chi ha partita IVA; per un privato si scrive 0000000, e chi riceve via PEC indica 0000000 più l’indirizzo PEC.
Codice SDI: cos’è e a cosa serve
Il Sistema di Interscambio (SDI, scritto SdI nei documenti dell’Agenzia) è il canale da cui passano tutte le fatture elettroniche emesse in Italia. Dal 1° gennaio 2019 l’obbligo copre le fatture tra soggetti IVA e quelle verso i consumatori finali, e si è aggiunto a quello in vigore dal 31 marzo 2015 per le fatture alla pubblica amministrazione, come ricorda la guida dell’Agenzia delle Entrate sulla fattura elettronica. Una fattura che non passa dal SDI è considerata non emessa.
Il SDI riceve il file XML, lo controlla e lo recapita all’indirizzo telematico scritto nella fattura. Quell’indirizzo può essere di due tipi:
- un codice destinatario di 7 caratteri, che identifica un canale telematico (SFTP o web service) attivato da chi gestisce la ricezione delle fatture;
- un indirizzo PEC, la posta elettronica certificata.
Il codice, quindi, non identifica l’azienda ma il canale. Secondo l’Agenzia è il codice del canale fornito dal provider del software di gestione delle fatture: per questo imprese diverse possono avere lo stesso codice SDI, e cercandone uno in rete capita di vederlo associato a decine di aziende che usano lo stesso programma.
Quale codice destinatario scrivere in fattura
Il valore da inserire dipende da chi riceve la fattura:
| Chi è il cliente | Cosa scrivere nel campo Codice destinatario |
|---|---|
| Impresa o professionista che ha comunicato un codice | Il codice di 7 caratteri ricevuto |
| Impresa o professionista che riceve via PEC | 0000000, più l’indirizzo nel campo PEC destinatario |
| Consumatore finale, o soggetto IVA che non ha comunicato né codice né PEC | 0000000 |
| Cliente estero, privato o azienda | XXXXXXX (sette X) |
| Pubblica amministrazione | Il codice univoco ufficio di 6 caratteri |
Le prime tre righe sono le istruzioni della scheda dell’Agenzia su come si predispone una fattura elettronica. Il valore XXXXXXX per i clienti esteri compare nelle risposte dell’Agenzia alle domande frequenti: per le operazioni con l’estero la fattura elettronica è facoltativa, e chi la trasmette con le sette X non deve inviare per quella fattura la comunicazione delle operazioni transfrontaliere (il cosiddetto esterometro).
Per la pubblica amministrazione le regole sono diverse. Ogni ufficio pubblico abilitato a ricevere fatture ha un codice univoco di sei caratteri, pubblicato nell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA), e l’Agenzia precisa che una PA può ricevere fatture solo attraverso i codici IPA associati ai propri uffici. Il codice si chiede all’ente oppure si cerca nell’indice IPA.
Il caso del cliente privato
Con 0000000 il SDI non ha un canale a cui consegnare: legge il codice fiscale del cliente e mette la fattura nella sua area riservata del sito dell’Agenzia. Il fornitore, per regola dell’Agenzia, deve consegnare al cliente una copia su carta o in formato elettronico, ricordandogli che l’originale è quello elettronico e che può consultarlo e scaricarlo online.
Funziona così anche per le bollette: dal 2019 anche le fatture di luce e gas ai privati passano dal SDI, e quella che arriva a casa è la copia di cortesia. Molti fornitori permettono di riceverla solo in digitale attivando la bolletta web, e se vuoi capire cosa stai pagando la guida su come leggere la bolletta della luce spiega voce per voce dove guardare. Se l’importo ti sembra alto, puoi caricare la bolletta su Billding e confrontarla con le offerte di luce, gas e internet disponibili.
Dove si trova il codice SDI
Se sei tu a ricevere le fatture
Chi ha partita IVA ha tre strade, e possono convivere:
- Chiedere il codice a chi gestisce la tua fatturazione: software gestionale, commercialista o intermediario. È il codice del canale su cui arriveranno i file, di solito indicato nelle impostazioni del programma o nel contratto del servizio.
- Ricevere sulla PEC: in questo caso il codice non serve, basta comunicare l’indirizzo, e il fornitore scriverà 0000000 più la PEC nell’apposito campo. Se devi ancora aprire una casella o hai problemi con quella che hai, la guida all’assistenza Aruba riassume i canali di uno dei principali gestori PEC.
- Registrare l’indirizzo nel portale Fatture e Corrispettivi, con il servizio di registrazione dell’indirizzo telematico pensato proprio per indicare dove vuoi ricevere ogni fattura.
La registrazione è il passaggio che evita più errori: secondo la guida dell’Agenzia, l’indirizzo registrato prevale su quello che il fornitore scrive in fattura, perché il SDI recapita le fatture direttamente al canale abbinato alla tua partita IVA. Dallo stesso portale puoi generare un QR Code con partita IVA, dati anagrafici e indirizzo telematico (servizio “Generazione QR Code partita Iva”): il fornitore lo legge con il proprio software e i dati finiscono in fattura senza errori di battitura.
Se devi fatturare a un cliente
Il codice destinatario non si ricava dalla partita IVA: identifica un canale, non un’impresa, quindi va chiesto al cliente insieme agli altri dati di fatturazione, oppure letto dal suo QR Code. Se il cliente non lo comunica puoi comunque emettere la fattura con 0000000: il documento è valido e il cliente lo trova nella sua area riservata.
In quel caso, però, il SDI ti restituisce una ricevuta di impossibilità di recapito, e l’Agenzia raccomanda di avvisare il cliente per altre vie (email, telefono) che la fattura è disponibile online. Per un cliente con partita IVA conta anche ai fini fiscali: la detrazione dell’IVA decorre dal momento in cui prende visione della fattura nell’area riservata.
Come fatturare tramite SDI
Per emettere una fattura elettronica servono un computer, un tablet o uno smartphone e un programma che produca il file XML nel formato previsto dal provvedimento dell’Agenzia del 24 novembre 2022. L’Agenzia mette a disposizione gratis tre strumenti: la procedura web del portale Fatture e Corrispettivi (accesso con SPID, CIE, CNS o credenziali Fisconline/Entratel), un software da installare sul PC e l’app FatturAE per smartphone e tablet. In alternativa si usano i software privati o un intermediario.
Per trasmettere il file al SDI la guida dell’Agenzia elenca quattro canali:
- il caricamento del file XML già pronto dal portale Fatture e Corrispettivi;
- la compilazione e l’invio diretto con la procedura web o con l’app FatturAE;
- una PEC con il file XML in allegato, inviata all’indirizzo sdi01@pec.fatturapa.it;
- un canale SFTP o web service, che richiede un accreditamento ed è pensato per chi trasmette grandi volumi.
Per poche fatture al giorno bastano la PEC o il servizio web del portale.
I controlli e le ricevute
Prima di consegnare, il SDI verifica che la fattura contenga i dati obbligatori previsti dall’articolo 21 del DPR 633/1972, che partita IVA e codice fiscale di fornitore e cliente esistano in Anagrafe tributaria, che il campo codice destinatario sia compilato e che imponibile, aliquota e IVA siano coerenti. I tempi vanno da pochi minuti a un massimo di 5 giorni, come spiega la scheda dell’Agenzia su cosa fa il Sistema di Interscambio.
L’esito arriva con una di queste ricevute:
- scarto: la fattura non risulta emessa; va corretta e trasmessa di nuovo, e l’Agenzia consiglia di mantenere la stessa data e lo stesso numero;
- consegna: il file è stato recapitato, e la ricevuta riporta la data di ricezione;
- impossibilità di recapito: la fattura è emessa ma il canale non era raggiungibile (per esempio una casella PEC piena) oppure il codice era 0000000; il duplicato è nell’area riservata del cliente.
Se il codice è sbagliato
Il SDI controlla che il campo sia compilato, ma non può sapere se il codice appartiene proprio a quel cliente: lo stesso codice è condiviso da tutti i clienti di un provider. Con un codice errato il file non arriva nel gestionale del cliente. Se la fattura supera i controlli, però, il cliente la ritrova nella sezione di consultazione del portale Fatture e Corrispettivi, dove secondo l’Agenzia resta sempre una copia delle fatture elaborate e non scartate. Il rimedio definitivo è la registrazione dell’indirizzo telematico descritta sopra.
Forfettari, sanità ed estero: i casi particolari
- Forfettari: dal 1° gennaio 2024, secondo l’Agenzia, l’obbligo vale anche per i forfettari e i “minimi” con ricavi fino a 25.000 euro, le ultime categorie rimaste esonerate. Nella procedura web il forfettario seleziona come regime fiscale quello forfettario della legge 190/2014, usa aliquota 0% con natura “Non soggette, altri casi” e riporta in causale il riferimento normativo che giustifica l’assenza dell’IVA; dove è dovuta, va attivata l’imposta di bollo virtuale da 2 euro.
- Prestazioni sanitarie: per le prestazioni rese ai consumatori finali dagli operatori sanitari vige il divieto di emettere la fattura tramite SDI, per tutelare i dati sensibili che contiene.
- Esonerati: restano fuori i soggetti già dispensati per legge dall’emissione della fattura, come i piccoli produttori agricoli (articolo 34, comma 6, del DPR 633/1972).
- Conservazione: l’articolo 39 del DPR 633/1972 impone di conservare a norma la fattura elettronica tanto al fornitore quanto al cliente, cosa diversa dal salvarla sul PC. L’Agenzia offre un servizio di conservazione gratuito dal portale Fatture e Corrispettivi.
Per chi ha partita IVA anche le fatture di luce e gas dell’attività arrivano sul canale SDI: è un buon momento per controllarle. I prezzi delle offerte attive per le imprese sono nella pagina delle offerte luce e gas per aziende, e altre guide su pagamenti e adempimenti di ogni giorno sono raccolte nella sezione finanza personale.
Domande frequenti
Cos’è il codice SDI?
È il codice destinatario: 7 caratteri alfanumerici che indicano al Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate il canale telematico su cui consegnare una fattura elettronica. Lo comunica al fornitore il cliente con partita IVA; in alternativa al codice si può ricevere su una PEC.
Che codice SDI si mette per un privato?
Sette zeri, 0000000. Il Sistema di Interscambio mette la fattura a disposizione del cliente nella sua area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate, e il fornitore deve consegnargli una copia su carta o in PDF.
Si può trovare il codice SDI di un’azienda dalla partita IVA?
No: il codice identifica il canale del software o dell’intermediario che riceve le fatture, non l’impresa, quindi va chiesto al cliente o letto dal suo QR Code. Se manca si può fatturare con 0000000 e avvisare il cliente che il documento è nella sua area riservata.
Dove trovo il mio codice destinatario?
Lo fornisce il software di fatturazione, il commercialista o l’intermediario che gestisce la ricezione delle tue fatture. Se ricevi via PEC il codice non serve. Conviene registrare l’indirizzo nel portale Fatture e Corrispettivi, perché quello registrato prevale su quello scritto dal fornitore.
Cosa succede se il codice SDI in fattura è sbagliato?
Il file non arriva nel gestionale del cliente. Se la fattura supera i controlli, il cliente la ritrova comunque nella consultazione del portale Fatture e Corrispettivi. Per evitare il problema basta registrare il proprio indirizzo telematico: da quel momento conta quello, non il codice scritto dal fornitore.